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Mattmark


08 matt108 matt4Lo scorso fine settimana si è svolta a Mattmark, nell’alta valle di Saas, situata nelle Alpi del Vallese, vicino al paese di Saas Almagell una toccante cerimonia in occasione della ricorrenza dei 53 anni della tragedia di Mattmark dove perirono 56 operai italiani.

La diga di Mattmark
Costruita per produrre energia elettrica, quella di Mattmark è la più grande diga di terra e pietrame d’Europa. In un caldo pomeriggio del 30 agosto 1965, alle 17 e 15', due milioni di metri cubi di ghiaccio si staccarono dal ghiacciaio dell’Allalin seppellendo una parte del cantiere della diga di Mattmark.
Rimasero travolti e sepolti sotto una coltre di ghiaccio spessa 40 metri, 88 operai: 56 italiani, 27 svizzeri, 2 spagnoli, 2 austriaci e un apolide. Dei 56 italiani sepolti sotto il ghiaccio tre erano friulani: Alessio Cecconi e Luciano Specogna di Torreano (UD) e Mario De Celia di Cormons (GO)

08 matt208 matt3Testimoni oculari
Presente alla commemorazione (alla quale partecipa ininterrottamente da 53 anni) Ilario Bagnariol, presidente del Segretariato Efasce di Ins/Lyss.
Nato nel 1942 a Fiume Veneto, emigrato all'età di 18 anni prima in Lussemburgo e successivamente in Svizzera, in quel pomeriggio fatale si trovava alla guida del suo bulldozer da dove assistette con sgomento, da pochi metri di distanza, all'immane catastrofe.
La tragedia si era consumata sotto i suoi occhi in una manciata di secondi. Prima ancora che arrivassero i soccorsi esterni si adoperò, assieme ad altri operai risparmiati dalla valanga a prestare i primi aiuti sperando di poter salvare qualche compagno di lavoro ferito.
"Nel cantiere eravamo come una grande famiglia – racconta Bagnariol - Eravamo tutti uniti, italiani, svizzeri, turchi e tante altre nazionalità, senza distinzioni. I forti legami affettivi rendevano ancora più dolorose quelle visioni strazianti. "Porterò dentro di me tutto questo finché vivrò".
Fra i presenti alla cerimonia anche Maria Testa, allora giovane infermiera presso l'infermeria del cantiere, che quel pomeriggio si trovava in una delle baracche adibite ad infermeria alcune centinaia di metri più a valle.
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