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Argentina-Buenos Aires - La crisi è grave: in povertà il 50% della popolazione

Molti vivono del lavoro di tutti i giorni: lo Stato sarà soldi direttamente ai cittadini.
Gasparet, originaria di Chions, lavora del settore del mobile: «Vendite a -70%, pagati solo il 50% degli stipendi».




Buenos AiresGabriela Gasparet, originaria di Chions,vive a Buenos Aires, in Argentina, dove rappresenta la Casa della Provincia di Pordenone.

Com’è la situazione lì da voi? Siete chiusi in casa?
In Argentina al giorno d’oggi i casi registrati sono circa 4.600 e sono morte più di 200 persone.
Noi siamo chiusi in casa da venerdì 20 marzo. Il Presidente ha fatto l’annuncio giovedì 19 sera. Cosicché abbiamo avuto poco tempo per prepararci.
Le scuole però avevano chiuso prima, lunedì 16 marzo, e fino il giorno d’oggi i professori continuano a svolgere le lezioni a distanza.Non sappiamo in che momento potranno tornare i bambini e i ragazzi in aula.
La maggior parte della popolazione ha capito la situazione e rimane a casa, esce solo per fare la spesa o andare in farmacia.

Fino a quando è prevista questa situazione?
Da lunedì 27 aprile abbiamo iniziato una nuova fase: molte regioni hanno più libertà per aprire locali e possono permettere ai loro abitanti di muoversi per strada. Sono quelle dove non si sono registrati casi di coronavirus o dove non si registrano più casi da oltre 15 giorni. Invece le provincie più popolate hanno continuato nelle stesse condizioni di prima fino il 10 maggio. I 2 fattori principali per decidere se si potrà uscire dalla quarantena sono: il tempo, l’aumento dei contagi e la possibilità di fare i test.

Oltre all’emergenza sanitaria, è anche emergenza economica: come sta andando l’economia? Cosa si dice del futuro prossimo?
Dal 3 aprile il governo ha permesso ad alcune attività di cominciare a lavorare con le relative precauzioni, sono attività legate alla produzione di materiali per la costruzione, fabbriche di prodotti in legno e di materassi, macchine agricole, attività di esportazione e importazioni di prodotti essenziali per l’andamento dell’economia. Soltanto l’industria alimentare, la chimica e poche altre categorie non si sono mai fermate.

Buenos AiresTu lavori in quella del mobile.
Abbiamo ripreso i lavori ma con un orario ridotto e con turni rotatori per gli impiegati. Il settore amministrativo continua a svilupparsi in modalità "home office". L’industria del legno é molto colpita, nella maggior parte delle ditte la caduta delle vendite é del 70% e i titolari potranno pagare solo il 50% degli stipendi di aprile o non potranno pagare affatto.

Anche le attività professionali sono molto colpite?
La giustizia è praticamente ferma. La maggior parte dei commerci sono chiusi.Può lavorare chi svolge attività "di prima necessità", e per poter farlo deve avere un’autorizzazione, lo stesso per spostarsi ai posti di lavoro. La situazione economica è molto grave, quasi il 50% della popolazione si trova in condizioni di povertà e molti vivono del lavoro di tutti i giorni, che risulta perlopiù non registrato. Il governo ha reagito prima dando prestiti alle ditte ma questi hanno trovato freno nella burocrazia delle banche cosicché adesso lo stato darà i soldi direttamente alle persone tramite la loro carta di credito. Questo permetterà pagare almeno il 50% degli stipendi.

Cosa sapete della situazione italiana?
In Argentina sempre si guarda con molto interesse la situazione italiana e spagnola perché molti di noi abbiamo parenti o antenati in questi paesi. Sappiamo dei numeri calamitosi di persone contagiate e di quelle mancate ai loro cari. Dal momento che abbiamo ascoltato i primi casi in Lombardia abbiamo sentito il virus come una minaccia reale e vicina, il nostro legame affettivo con l’Italia è molto stretto. Siamo molto informati sull’andamento della situazione in Italia, sappiamo che da poco i numeri di contagi al giorni hanno avuto un calo e la nuova fase consentirà la riapertura di nuove attività.
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