• 42° Incontro Corregionali

    Convegno
  • Soggiorno culturale 2019

    Cerimonia conclusiva soggiorni culturali 2019 Palazzo Montereale Mantica
  • Stage giovani corregionali e Ri-scoprire il Friuli

    Luglio 2019
prev next

Venezuela - Attività chiuse, risparmi all’osso: si rischia di morire di fame

Il racconto di Polesel è da brividi: «Il contante scarseggia, resisteremo ancora per poco».
«Il nostro paese è già sfinito di suo. Ci danno l’acqua due-tre volte la settimana. E manca la benzina»


venIl dramma nel dramma. Oltre che di Coronavirus, il rischio è morire anche di fame. Il Venezuela si sta inesorabilmente paralizzando. Già le piaghe quotidiane inferte dal regime causano problemi sociali che minano la salute e la sicurezza dei cittadini. Il Covid-19 è la ciliegina a una torta che nessuno vorrebbe. «Ci dicono che la quarantena potrà andare avanti fino a metà aprile/fine aprile: non so se potremo arrivare a quella data» sostiene da Caracas Marcos Polesel, originario di Cimpello. «La gente ha poca disponibilità di contante, le attività sono chiuse e i fatturati azzerati. Io con la mia ditta posso garantire lo stipendio per un mese, non credo di poter andare oltre. I risparmi di ognuno sono in dollari ma la tassa di cambio con la nostra moneta è bassa, non conviene. Questo è un grande problema: la gente si troverà tra poco nella grave situazione di non poter acquistare i beni: mancheranno i soldi e si morirà di fame». Lo scenario mette i brividi. «Altro problema gravissimo è la mancanza di benzina che non si trova da nessuna parte: quando un benzinaio apre ci sono code infinite di auto in attesa del rifornimento. E poi l’acqua: ce la danno due o tre volte la settimana, è necessario razionarla».
Il confronto con i paesi europei, Italia compresa, è impietoso. Da noi sembra quasi di vivere nel lusso: «Un conto è la quarantena in luoghi dove i cittadini hanno autonomia più a lungo e c’è un sistema organizzato, un altro è affrontarla in un paese come il Venezuela che è sfinito di suo». Il quadro sociale è devastato: «Siamo attanagliati da gravi problemi tra le malattie che uccidono molti cittadini - penso alla denghe, sica e cicugna che si trasmette con la puntura di zanzara - e altre tornate a spuntare come la tubercolosi e le epatiti. Oltre alla delinquenza e alla criminalità: è più probabile morire di questo che di coronavirus».
Anche perché chiamare sanitario il sistema che vige in Venezuela è un’eresia: «Gli ospedali e le infrastrutture per la cura della salute sono quasi dei lagher».

Gia’ da tempo
Sulla quarantena ci sono analogie con la nostra qui in Italia: «E’ come quella che avete adottato voi: scuole, università e attività economiche chiuse, possono circolare solo merci, cibo e farmaci. Il problema è che il nostro regime ha molte relazioni con quello comunista cinese: qui circolano molti cittadini cinesi, sappiamo che il virus è presente già da tanto tempo in Venezuela. Non so se vengono divulgati i dati esatti. Finora hanno detto che sono stati identificati solo 70 casi: ridicolo oltre che insultante. Certo, qui siamo nella stagione della siccità e forse il virus è un po’ contenuto. Speriamo che anche in Italia da voi il caldo aiuti a debellarlo ».
Anche il monito dello stare a casa è ancora più difficile da mettere in pratica: «Qui non ci sono controlli, la gente circola con mascherine anche se non servono a niente. La Cina ha una grande responsabilità: sono convinto che l’origine dei virus dal 2000 in avanti provengano dalla cultura gastronomica dei cinesi sorta nell’epoca della grande fame nel periodo del regime comunista negli anni ’50. Molti sono morti di fame, quelli rimasti hanno dovuto consumare animali selvaggi vivi o morti che prima di quel momento non si prendevano in considerazione. Questa manipolazione degli animali nei mercati dove non c’è l’igiene ha comportato la diffusione dei virus che poi si trasmettono all’essere umano. L’Occidente deve fare pressione affinchè questa situazione non si verifichi più. Anche l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità, ndr), che riceve molti soldi dai nostri governi, non è stata all’altezza».

Alberto Francescut
facebook2  twitter2  google plus3  youtube

Design by Michele Stefanato