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Belo Horizonte, conclusa la visita di Bernardon. Molti gli italo-brasiliani in quella regione



46 belohorizonte146 belohorizonte2A Belo Horizonte, capitale dello stato di Minas Gerais si è conclusa la visita del presidente Michele Bernardon, accompagnato dal coordinatore dei Segretariati Efasce in Brasile Argel Rigo, ai segretariati Efasce della repubblica verdeoro. Una visita breve ma molto intensa magistralmente organizzata dal presidente del segretariato di Belo Horizonte, Anisio Ciscotto.

Incontro in Consolato
Già al loro arrivo i rappresentanti Efasce erano attesi nella sede del Consolato d’Italia per un incontro con il viceconsole Fernando Curatolo.
Un incontro molto cordiale in cui è stato possibile avere un aggiornamento sulla consistenza degli italio-brasiliani in quella regione. Una presenza piuttosto numerosa ma per le caratteristiche dell’emigrazione a Minas Gerais (vedi box a lato) non molto visibile. Gli iscritti all’AIRE attualmente sono 27.212 ma stime ancorchè prudenti dicono che in realtà i discendenti dei nostri connazionali sono almeno dieci volte tanto. Ci sono alcune cittadine, come Barbacena o Juiz de Fora, nei dintorni di Belo Horizzonte in cui, cosi dicono gli anziani, all’inizio del secolo scorso la popolazione era formata per l’80 per cento da immigrati italiani, in grandissima maggioranza friulani e veneti.

46 belohorizonte346 belohorizonte4Incontro con la comunità friulana
Ma le sorprese non erano finite. Per la serata Anisio aveva organizzato un incontro con i massimi rappresenti della comunità italiana e friulana di Belo Horizonte presso la residenza, sulle alture della città, di Roberto Gontijo, un influente uomo d’affari brasiliano che si è auto presentato, quasi scusandosi, di non essere friulano ma grande amico e ammiratore dei friulani.
Una bellissima serata all’insegna dell’italianità e della friulanità ma che, arricchita dalla presenza di alcuni ospiti brasiliani, aveva assunto una caratteristica cosmopolita.
Presenti alla serata per immortalare l’evento e portarlo a conoscenza di un vasto pubblico anche un giornalista di origini italiane Giancarlo Palmieri ed una troupe televisiva della tv regionale Bh news.

Visita a Ouro Preto
Prima di partire alla volta di Buesos Aires c’è stato il tempo per una visita lampo, sempre grazie ai buoni auspici di Anisio, alla città di Ouro Preto (oro nero), un sito che rappresenta un raro esempio di architettura coloniale in Brasile, dichiarato nel 1980 dall’Unesco, patrimonio dell’Umanità. La città ha avuto uno sviluppo straordinario a partire dal XVII secolo al tempo dello sfruttamento da parte dei portoghesi delle numerose miniere d’oro situate a poca distanza che trasformarono l’area nell’epicentro della corsa all’oro. Ad attendere i rappresentanti Efasce presso l’ufficio cultura, Zaqueu Astoni Moreira, di origini italiane, assessore alla cultura e al patrimonio del comune di Ouro Preto e amico personale di Anisio, che ha illustrato le caratteristiche di questo gioiello architettonico ricco di palazzi e chiese barocche, di inestimabile valore, che svettano nel cuore della città. Nel tragitto di ritorno una breve sosta per fotografare dall’esterno una tipica fazenda, ora dismessa come piantagione di caffè e diventata un centro di formazione religiosa gestita dai Salesiani.



Popolazione schiava, la manodopera italiana arrivò dopo la liberazione

46 belohorizonte546 belohorizonte6L’emigrazione friulana a Minas Gerais (a differenza di quella avvenuta nelle regioni meridionali del paese che era un’emigrazione di colonizzazione di terre disabitate e incolte) si è caratterizzata come una emigrazione di sostituzione di manodopera di colore nelle piantagioni di caffè.
Negli Stati del Sud del Brasile, Rio Grande do Sul e S. Caterina, c’era la necessità di occupare enormi spazi disabitati creando nuclei di colonizzazione, evitando in questo modo il pericolo delle invasioni da parte dei paesi vicini o l’occupazione illecita di terre.
Lo stato di Minas Gerais, cosa non molto nota, possedeva il maggior contingente di popolazione schiava degli Stati brasiliani utilizzata, come forza lavoro gratuita, nelle piantagioni di caffè.
Dopo la loro liberazione avvenuta il 13 maggio 1888, è stata in gran parte sostituita da manodopera arrivata dall’Italia.
L’importazione di manodopera straniera è stato il modo che i grandi proprietari rurali brasiliani hanno trovato per risolvere il problema della mancanza di lavoratori nelle loro fazendas a causa sia dell’abolizione delle schiavitù che dell’aumento della produzione del caffè.
Al contrario degli Stati del Sud, dove le colonie di occupazione territoriale mantenevano le loro tradizioni, la loro cultura la loro lingua e differentemente anche dalla città di S. Paolo, che ebbe interi rioni dedicati agli immigrati, a Minas Gerais, fin dal loro arrivo gli immigrati si mescolarono alla popolazione locale.
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