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Raduno annuale a San Vito e Valvasone

Il capoluogo di mandamento ha un centro ricco di storia e arte
La piazza centrale è fra le più belle della Regione


Riportiamo qui un ritratto di San Vito al Tagliamento che ospiterà, assieme a Valvasone Arzene, l’incontro annuale dei corregionali nel Mondo in programma sabato 29 e domenica 30 luglio.

26 raduno3San Vito al Tagliamento è un importante centro del Friuli. Sorge in pianura, sulla linea delle risorgive, alla destra del fiume Tagliamento e conta 15.000 abitanti. Le terre fertili, l’abbondanza di acque, la mitezza del clima e la presenza di abbondante vegetazione e di numerose specie animali consentirono alla zona di essere abitata sin da tempi antichissimi. Dopo l’ultima glaciazione, l’uomo trovò in questo territorio le condizioni adatte all’insediamento.
Il museo archeologico, sito sulla Torre Raimonda, conserva numerosi reperti risalenti al periodo mesolitico e al neolitico e alcune urne cinerarie riconducibili alla civiltà paleoveneta della prima età del ferro. Lo stesso museo espone vari reperti dell’età romana, fra cui una preziosa statuetta bronzea di Eracle e altre testimonianze longobarde e medievali.
L’attuale centro urbano risale probabilmente alla fine del X secolo dopo le incursioni ungariche ed è sicuramente attestato nel XII secolo, epoca in cui si legò al patriarcato di Aquileia. Una importante espansione si ebbe nell’ultimo quarto del secolo XIII, quando il patriarca Raimondo della Torre restaurò il palazzo, costruì le mura, le torri Raimonda e Scaramuccia e favorì l’immigrazione di commercianti e artigiani toscani e lombardi. La Terra di San Vito, che includeva il centro urbano vari borghi estesi fino a Taiedo e Azzano, era retta da un Consiglio che faceva parte nel XIV secolo del Parlamento della Patria del Friuli, che qui si riunì in più occasioni. Nel 1341 venne istituito il mercato settimanale alla domenica, spostato al venerdì e portato entro le mura agli inizi del Cinquecento.

26 raduno226 raduno4In Veneto
Nel 1420 la Repubblica di San Marco conquistò la Patria del Friuli, che cessò di esistere come potenza autonoma. Nel 1445 tuttavia, in una transazione tra Venezia e il Patriarca sconfitto, quest’ultimo si vide riconoscere il potere temporale su tre luoghi fra cui San Vito, che fu sottoposta a una sovranità mista. Col passaggio all’orbita veneta, San Vito conobbe un rifiorire dell’architettura, dell’urbanistica, delle arti e delle lettere e si aprì al Rinascimento italiano. Sorsero il campanile (iniziato nel 1484), la Loggia comunale, la Chiesa di San Lorenzo (1479) e quella dei Battuti (1493), il palazzo Altan (poi Rota e oggi Municipio).
Agli inizi del Cinquecento la piazza centrale prese l’aspetto che ancor oggi la caratterizza come fra le più belle della Regione. Negli anni successivi dello stesso secolo si ebbe l’allargamento del centro, col fossato che includente borgo San Loreenzo e parte del borgo Taliano con la costruzione della Torre Grimana. In quella stagione di crescita culturale e artistica vanno ricordati i pittori Andrea Bellunello e Pomponio Amalteo, lo scultore Pilacorte, alcuni maestri di grammatica e letterati.
Dalla metà del Cinquecento e per oltre due secoli nel centro tenne banco di pegni una comunità di ebrei che convisse pacificamente e proficuamente con gli abitanti originari. Va ricordato altresì che anche la Riforma fece breccia per qualche tempo nei ceti colti e tra lo stesso clero.
San Vito mantenne nei secoli i suoi Statuti ove erano rappresentati i vari ceti sociali; questi furono tuttavia svuotati dopo che, nel 1751, papa Benedetto XIV abolì il potere temporale del Patriarcato di Aquileia lasciandone titolare sino alla morte Daniele Delfino. Fu proprio costui a erigere il nuovo Duomo, quasi a significare la gloria di una istituzione al momento della sua scomparsa. Vennero mantenute le opere artistiche del vecchio duomo quattrocentesco, che ancor oggi adornano l’edificio sacro.
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