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I 26 mila friulani: «Non ignorateci»

Molti nostri corregionali là residenti sono indecisi: lasciare o resistere?
Questo paese ha grandi potenzialità ed è ricco di materie prime e risorse naturali ma è collassato e pericolosamente sull’orlo di una guerra civile


22 venezuela«Siamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli ». Non usa mezzi termini Papa Francesco sulle crisi internazionali presenti nel mondo e purtroppo i reportage che ci giungono dai vari fronti di guerra ci offrono esempi in abbondanza per giustificare questa sua esternazione. Soprattutto dai paesi geograficamente a noi più vicini dove sono in corso conflitti di una crudeltà spaventosa che coinvolgono anche civili inermi, donne e bambini. Molti di questi, per sfuggire ai continui massacri tentano di raggiungere per mare le nostre coste andando incontro ad altre sofferenze e spesso alla morte per annegamento.
Ma il resto del mondo è pieno di altri drammi umanitari e c’è la tentazione di rimanere inermi davanti a tutto questo orrore. Uno di questi si sta consumando in Venezuela, un paese geograficamente molto lontano da noi, ma dove abitano e soffrono circa 1 milione di oriundi italiani di cui 26.000 friulani. Da parte loro ci giungono continui appelli a non ignorarli.

22 venezuela03Fuggire o restare
Molti nostri corregionali residenti da alcuni decenni in Venezuela sono combattuti da opposti sentimenti. Lasciare per sempre il paese e abbandonare quel poco che ancora sono riusciti a salvare oppure resistere nella speranza che il paese prima o poi esca dalla crisi. Perchè, sostengono in molti, questo paese ha grandi potenzialità ed è ricco di materie prime e risorse naturali ma è collassato e pericolosamente sull’orlo di una guerra civile.
Intanto molti giovani, oltre 60 da quando lo scorso mese sono iniziate le proteste contro il governo, vengono sistematicamente uccisi nelle cariche di polizia. Una delle ultime vittime, in ordine di tempo, è stato Diego Arellano un giovane di 33 anni che, per il modo sereno con cui ha vissuto gli ultimi momenti di vita terrena ha suscitato un profondo sentimento di pietà cristiana a padre Chulalo che ha composto in suo onore questo panegirico.

22 venezuela02A Diego Arellano
Un martire venezuelano! Cosa ha visto Diego prima di morire? Il valore di una vita non si misura dalla sua durata, ma dal suo contenuto. È più importante aggiungere vita agli anni che anni alla vita. Quale senso ha raggiungere la vecchiaia senza aver "vissuto", senza aver combattuto, senza aver amato, senza aver rischiato?
Sul volto del giovane Diego Arellano, vedo una parvenza di pace e di gioia al momento della sua morte e penso a tante cose. Penso ai primi martiri della Chiesa, come Filippo in punto di morte "pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra". Atti 7,55. Ricordo che Gesù disse: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Giovanni 15:13. Penso che un uomo cattivo non può trasmettere ciò che lui ci trasmette. Gli uomini malvagi non ridono, ma ci prendono in giro e a volte anche ballano di fronte al dolore altrui. Non ho mai visto un uomo cattivo con un sorriso vero, trasparente, puro. Essi sembrano di ridere, fingono la felicità, ma nei suoi occhi si lacera il sangue di tante vite spezzate, l’odio irrefrenabile che nasce dal loro cuore.
Solo un uomo buono può morire con un sorriso e uno sguardo così, non c’è l’odio nella sua faccia, nemmeno dolore o sofferenza. E come se Diego mi dicesse, ci dicesse, ci urlasse: "Madre, padre, fratelli, amici!!! Ho fatto quello che dovevo fare, ho dato la vita per voi, per la verità, per la giustizia, per la libertà. Sono stato ben retribuito, la mia vita ha avuto un senso, ne valeva la pena, ciò che è stato seminato con tante lacrime sarà raccolto con canti. È come se, allo stesso tempo, Diego vedesse qualcuno che lo riceve, forse un giovane la cui vita è stata interrotta all’età di 33 anni e che si chiama Gesù e, con lui ci sono altri amici, altri eroi le cui gesta saranno ricordate nei libri di storia della nuova patria.

Don Chulalo


In campo anche i Vescovi e la Caritas

Anche i vescovi venezuelani hanno espresso in una nota la loro preoccupazione per l’aggravarsi della crisi nel paese caraibico. "Nel paese - sostengono i vescovi - è in atto una lotta per il potere mentre scarseggiano cibo e medicine e aumentano odio e violenza".
I vescovi hanno deciso di convocare un’assemblea straordinaria, che si è conclusa il 18 maggio scorso con un documento nel quale invitano al dialogo e alla riconciliazione, senza tacere le gravi responsabilità delle forze dell’ordine.
Anche la Caritas del Venezuela ha fatto sentire la sua voce con un report che denuncia la gravità della crisi umanitaria, la scarsità di acqua potabile, di farmaci di base e l’aumento delle malattie trasmesse dalle zanzare, chiedendo con urgenza aiuti internazionali.
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