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Alla scoperta dei segreti della gastronomia per la diffusione della cultura friulana

Se n’è parlato alla Casa degli Italiani durante la conferenza dedicata alla cucina regionale nell'ultimo incontro del progetto. Alla base la fusione di antiche tradizioni


19 montevideo1Il testo è di Matteo Forciniti, pubblicato sul quotidiano di Montevideo "Gente d’Italia" del 22 aprile 2017

La gastronomia è stata la protagonista dell’ultima conferenza del progetto sulla diffusione della cultura friulana in Uruguay. Un’iniziativa, questa, che sta proponendo alla Casa degli Italiani diverse manifestazioni culturali curate dalle tre associazioni regionali operanti nel Paese sudamericano: l’Ente Friulano Efasce, la Famèe Furlane ed il Circolo Giuliano. «La cucina del Friuli Venezia Giulia nasce dalla fusione di tre grandi correnti culinarie: la mitteleuropea, la veneta e la slava - ha esordito il responsabile di Efasce, Mario Mattiussi, nella sua introduzione. I sapori tipici regionali - ha sottolineato - si esaltano con gli straordinari prodotti locali che provengono da una gran varietà di paesaggi, ambienti e climi diversi ».
La base del successo della gastronomia regionale, per Mattiussi, si basa su diversi fattori nati dalla fusione di antiche tradizioni, sia quelle contadine che aristocratiche, che conferiscono ai prodotti friulani un’alta qualità. Tutto questo è ben riassunto dai tanti proverbi friulani e da una frase di Cicerone: "Mangiare per vivere e non vivere per mangiare".

19 montevideo2Cibo e cultura
«Nell’epoca dei fast food - ha spiegato il presidente di Efasce - riscoprire la nostra cucina regionale significa recuperare una delle poche cose che attualmente distingue un popolo da un altro, valorizzando in questo modo le proprie radici e la cultura». Una cultura, quella friulana, che proviene da un miscuglio di diversi popoli come succede in una terra di confine. E questo lo si capisce bene anche nella cucina come «viene dimostrato dall’uso delle spezie dovuto alle influenze orientali oppure dai tanti piatti provenienti dall’impero austriaco ». Ci sono, però, anche notevoli differenze tra le zone e possiamo citare i casi della gastronomia triestina o di quella della Carnia. Nel primo caso abbiamo «una grande varietà di ricette di origine ungherese, austriaco, slavo, ebraico e greco dove dominano i prodotti di mare ma non solo». Quando si parla invece di Carnia si fa riferimento a un territorio che possiede una cucina semplice «fortemente ancorata alle sue tradizioni basate prevalentemente sulla polenta e le zuppe». Dopo la riproduzione di alcuni video, l’incontro è proseguito con l’esposizione di Laura Moron che ha aggiunto ulteriori riflessioni sull’argomento descrivendo nei dettagli i prodotti regionali più apprezzati a cominciare dal prosciutto di San Daniele e i vari formaggi, «la vera bandiera culinaria del Friuli». Nell’elenco ci sono anche la polenta, la porcina, i diversi tipi di minestra, zuppe e gnocchi. «Un aspetto fondamentale della cucina friulana è la cosiddetta cultura del maiale» ha spiegato la giovane discendente elogiandone l’uso nei diversi piatti tradizionali.
L’incontro alla Casa degli Italiani si è poi concluso con la condivisione di ricette tramandate di generazione in generazione, che sono arrivate anche in Uruguay, con gli emigrati. Tra questi c’è innanzitutto il frico friulano - un piatto a base di formaggio, patate e burro considerato il simbolo culinario del Friuli - e poi anche strudel e biscotti polentini. Piccole testimonianze di una grande tradizione gastronomica apprezzata anche all’estero.
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