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Venezuela martoriato, corregionali nel dramma

«Qui ormai manca tutto: i bambini sono denutriti, ogni giorno omicidi e rapine»
Al 1° gennaio 2016 risultano residenti circa 26 mila oriundi friulani: «Fate qualcosa per noi, ci sentiamo abbandonati»


19 venezuela1Rispetto ad altre destinazioni transoceaniche, l’emigrazione italiana verso il Venezuela assume un carattere di emigrazione di massa solo a partire dal secondo dopoguerra. Si calcola che fra gli anni ’50/’60, circa 250 mila italiani abbiano attraversato l’oceano per raggiungere il paese caraibico, all’epoca fra i più ricchi dell’America Latina.

Da dove
Le partenze dal Friuli Occidentale verso il Venezuela interessarono in prevalenza l’area dello Spilimberghese (Arzene, Valvasone, Spilimbergo, San Giorgio della Richinvelda, Domanins), la Val Cosa e la Val d’Arzino (Travesio, Castelnuovo del Friuli, Pinzano, Vito d’Asio) e la Val Meduna. In quel periodo, dalla sola frazione di Domanins, nel comune di San Giorgio della Richinvelda, sono partiti circa 150 emigranti con destinazione Caracas e Maracaibo. La presenza italiana in Venezuela è tutt’ora rilevante: al 1° gennaio 2016 risultavano iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) 124.783 italiani di cui 3.309 corregionali. Mentre gli oriundi alla stessa data sono stati stimati in circa 1 milione, di cui 26.000 friulani.

19 venezuela2Situazione sociale drammatica
«Fate qualcosa per noi. Qui ci sentiamo abbandonati da tutti - è l’appello che sempre più frequente ci giunge dai nostri corregionali presenti in quel martoriato paese che, nell’immediato dopoguerra, era considerato il nuovo Eldorado -. Qui ormai manca tutto, i bambini sono denutriti, ogni giorno si registrano nuovi omicidi e decine di rapine. L’opposizione accusa il Governo di intimidazioni e chiede di indire elezioni e di consentire l’arrivo di aiuti umanitari, che però Maduro non concede. Le medicine sono introvabili. Non riusciamo nemmeno a riceverle dall’Italia perché vengono sequestrate in dogana e finiscono al mercato nero. Ormai si esce di casa il meno possibile e a proprio rischio e pericolo. Viviamo in un paese letteralmente ridotto alla fame tant’è che nelle città anche i cani e i gatti ormai sono spariti dalle circolazione. Siamo angosciati, con i figli senza prospettive, in fumo i risparmi di una vita di sacrifici. Dovete denunciare questo stato di cose, farle conoscere all’opinione pubblica ».


Inflazione alle stelle, fino all’800% un giorno di lavoro per 1 kg di pane


La situazione veramente drammatica dei nostri corregionali trova riscontro in tanti altri indicatori. In Venezuela da anni non si produce più niente. L’inflazione è galoppante, 200, 500, 800 %: ormai la gente ha perso il conto e le cifre ufficiali fornite dal governo non hanno nessuna rispondenza con la realtà. Il valore della merce da acquistare si misura in giorni di lavoro necessari per l’acquisto. Per un kg di pane, di pasta o di riso necessitano 1÷1,5 giorni di lavoro, oppure 1,5÷3,5 giorni per un kg di carne o di formaggio. Il salario mensile è di 200 mila bolivares (35 Euro). I pensionati percepiscono mensilmente 84.000 bs (15 euro) che corrisponde a 0,5 euro al giorno con cui acquistare i generi di prima necessità ai prezzi indicati nella tabella, anche se va detto che i prezzi e il cambio Bs/euro sono in continua fluttuazione.

Prodotti Prezzi
1 kg Pane 4.950 Bs = 0,88 €
1 kg Pasta 5.500 Bs = 0,98 €
1 kg Riso 4.500 Bs = 0,80 €
1 litro Latte 4.000 Bs = 0,71 €
500 gr Latte in polvere 8.500 Bs = 1,51 €
1 kg Burro 3.500 Bs = 0,62 €
1 Litro Olio 8.000 Bs = 1,42 €
1 kg Farina di mais 4.500 Bs = 0,80 €
1 kg Formaggio 10.000 Bs = 1,78 €
12 Uova 4.000 Bs = 0,71 €
1 kg Carne 10.000 Bs = 1,78 €
   
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