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«La gente comune sta morendo di fame»

Crepaldi è tornato in Italia dopo l’aggravarsi della situazione.
A Ciudad Guayana dirigeva una fabbrica di carpenteria metallica


19 venezuela3Fra le varie testimonianze raccolte in questi giorni tra i nostri corregionali coinvolti direttamente o indirettamente nella drammatica crisi venezuelana, emblematica è l’esperienza vissuta in terra caraibica dal portogruarese Giancarlo Crepaldi.
Titolare di un’azienda specializzata in carpenterie metalliche con diverse realizzazioni anche nel pordenonese (palestra di Pordenone Nord, questura di Pordenone, parco Galvani), 7 dipendenti, nel 2012, in seguito alla crisi che ha travolto parecchi suoi clienti abituali con la conseguente perdita di commesse, è costretto a chiudere l’attività e a cercare lavoro come lavoratore dipendente.
Viene assunto dalla ditta Cimolai di Pordenone e dopo poche settimane in virtù delle sue capacità manageriali inviato in Venezuela, a Ciudad Guayana (l’unica città pianificata del Venezuela, creata nel 1961, nella confluenza dei due grandi fiumi Orinoco e Caronì), a dirigere, come responsabile di produzione, una fabbrica di carpenteria metallica con alle proprie dipendenze oltre 200 operai.
Uno dei lavori più grossi eseguiti è stato il ponte sul fiume Orinoco: un viadotto che si sviluppa per oltre 11 chilometri con la parte centrale in acciaio di oltre 2 km di lunghezza.
Già allora la situazione in Venezuela, dal punto di vista della sicurezza, non era delle migliori, così Crepaldi lasciò a casa la moglie con una figlia piccola rinviando un possibile ricongiungimento appena la situazione fosse migliorata. Al contrario, nel corso degli anni le condizioni sono peggiorate e così l’anno scorso, a malincuore, decise di rientrare in Italia.
«Le scene drammatiche che si vedono in questi giorni nei servizi televisivi - ci ha confidato - e i video che alcuni manifestanti, sfidando le forze di repressione mettono rete, non fa che riacutizzare in me un sentimento di sconforto e di rabbia nei confronti di quella classe politica che sta distruggendo economicamente quel meraviglioso paese. Rabbia perché il Venezuela è un paese ricco di materie prime: oltre al petrolio possiede minerali di ferro, bauxite, oro, diamanti e una terra fertile con abbondanza di acqua. Potrebbe sfruttare località turistiche di prim’ordine: la Gran Savana, Maracaibo, l’isola Margherita e altre isole minori nel mar dei Caraibi. Viceversa, i prodotti agricoli così come la maggior parte dei generi di prima necessità vengono importati dall’estero e alcuni prodotti sono reperibili solo al mercato nero, le medicine sono introvabili e la gente comune sta letteralmente morendo di fame».
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