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Disoccupazione giovanile e nuova emigrazione: emergenze sociali

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e papa Francesco, hanno reso giustizia ai giovani.
«Molti ragazzi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa: grande opportunità ma dev’essere una scelta libera»


Finalmente, dopo aver assistito anche recentemente ad alcune uscite a dir poco infelici da parte di eminenti rappresentanti del governo italiano che denotano supponenza, superficialità e una profonda ignoranza del problema, con piacere abbiamo sentito dalla viva voce del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella e del Capo della Chiesa cattolica, papa Francesco, parole chiare che hanno reso giustizia ai giovani e posto in evidenza il fatto che la disoccupazione giovanile nel nostro paese è una vera e propria emergenza sociale.


02 presidenteMattarella
Emigrazione giovanile patologia a cui porre rimedio
«Desidero adesso rivolgermi soprattutto ai giovani - ha detto ad un certo punto del suo discorso di fine anno il presidente Mattarella -. So bene che la vostra dignità è legata anche al lavoro e so bene che oggi nel nostro paese se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor di più per voi. La vostra è una generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto, avete conoscenze e potenzialità molto grandi, deve esservi assicurato la possibilità di essere protagonisti della vita sociale.
Molti ragazzi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio. I giovani che decidono di farlo meritano sempre rispetto e sostegno e quando non si può riportare nel nostro paese l’esperienza maturata all’estero viene impoverita l’intera società».

02 bergoglioBERGOGLIO
È un debito che abbiamo con loro
A distanza di poche ore anche papa Francesco ha colto l’occasione del Te Deum del 31 dicembre per una forte denuncia dell’emergenza lavoro e del rischio di tagliare fuori dalla vita produttiva intere generazioni. «Non si può parlare di futuro senza assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani. Più che responsabilità - ha sottolineato il Papa - la parola giusta è debito. Se da una parte c’è una cultura che idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, dall’altra, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati e costretti a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono. È debito: sì, il debito che abbiamo con loro.Parlare di un anno che finisce è sentirci invitati a pensare a come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società.Non priviamoci - ha esortato Bergoglio - della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani. Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale».
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