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Al convegno ripercorsa l’odissea del comunismo «Chi è rimasto ha vissuto la persecuzione»

Toccante testimonianza di Zoratti, presidente Segretariato Bucarest. C’erano oltre 30 delegati dei 17 Segretariati Efasce disseminati nel territorio


41 romania1Con la presenza del presidente Efasce di Pordenone, Michele Bernardon, e del consigliere Pier Giorgio Zannese, si è svolto la scorsa settimana a Petrosani, in Romania, il convegno I friulani di Romania che ha visto la partecipazione di oltre 30 delegati in rappresentanza dei 17 Segretariati Efasce disseminati nel vasto territorio rumeno. Per partecipare a queste due mezze giornate di italianità e friulanità molti di questi corregionali di seconda e terza generazione discendenti dei primi emigranti partiti în cerca di fortuna all’inizio del secolo scorso hanno viaggiato in auto per oltre 600 chilometri: da Iasi a nord del paese, ai confini con la Moldavia, piuttosto che da Tulcea sul delta del Danubio.

Ospiti doc
Dopo i saluti di benvenuto del presidente del Segretariato Efasce di Petrosani, Mario Palade, e del coordinatore dei Segretariati Efasce în Romania, Giulio Armanaschi, hanno portato îl loro saluto due graditi ospiti: il consigliere Eduard Wersanski, rappresentante delle minoranze etniche nel Consiglio Comunale di Petrosani, e Orlanda Solari, membro del RO.AS.IT (Asociatiei Italienilor Din Romania).

Intervento Bernardon
Dopodichè ha preso la parola il presidente Bernardon che ha ringraziato i delegati per la loro presenza e il presidente Palade e il coordinatore Armanaschi per l’impegno profuso nell’organizzazione del convegno. Nel proseguio dell’incontro, sollecitati dagli interventi dei delegati, Bernardon e Zannese hanno illustrato i programmi che l’Efasce, in piena sintonia e condivisione con la Regione FVG e la Fondazione CRUP, intende continuare a proporre anche per il 2017. Programmi che vanno dai soggiorni culturali nella nostra regione per i giovani maggiorenni a quelli a favore dei nuclei famigliari per minorenni. Inoltre, per eliminare virtualmente le distanze fra i componenti le nostre comunità è stato creato îl network delle Eccellenze Pordenonesi nel Mondo, uno strumento che da la possibilità a tutti i nostri corregionali pordenonesi che lo desiderano di collegarsi în rete fra di loro.

Interventi dei delegati
Alexandrina Zoratti è il presidente del Segretariato di Bucarest che si è fatta idealmente inteprete del pensiero di tutti i nostri corregionali in Romania.
«I nostri progenitori sono arrivati in Romania con la speranza di mettere in valore le loro capacità. Hanno lasciato indietro la loro terra, con la speranza che un giorno torneranno alle loro case e ai loro parenti. Come già sappiamo, con l’arrivo del comunismo in Romania, sono stati costretti a decidere se rientrare in Italia oppure consegnare i loro documenti italiani. Parte di loro sono tornati con l’amarezza lasciando indietro figli, nipoti e poi, una volta rientrati in Italia, scoraggiati perché non hanno più trovato le loro case e sono stati costretti a finire in una casa di riposo. Gli altri, rimasti in Romania, hanno vissuto la persecuzione, la proibizione di parlare la loro lingua materna oppure di frequentare la chiesa romano-cattolica».

41 romania2Per sopravvivere
Cantavano le canzoni degli alpini. Per sopravvivere si parlava della cultura della cucina, di danza, di costumi popolari tipici friulani, di moda, di amicizia, di accoglienza e rispetto tra le persone di varie nazionalità.
Si cantavano i canti degli alpini con le lacrime negli occhi dei nostri nonni e bisnonni, il loro eroismo di difendere la loro propria terra e abbracciando con le lacrime negli occhi le loro famiglie, senza avere la speranza di poter ritornare a casa alla fine della guerra. Ma come diceva Ernest Hemingway, "A man can be destroyd, but not defeated": un uomo può essere distrutto, ma mai sconfitto.

Fame arretrata di cultura italiana
«Partecipare a questi incontri con la Comunita friulana in Romania - ha dichiarato Bernardon alla fine del convegno - significa riscoprire e ripercorrere un pezzo tragico e poco conosciuto nella variegata storia della nostra emigrazione. Tanti nostri emigranti nel mondo hanno sentito e sentono tutt’ora il desiderio di mantenere e salvaguardare le proprie tradizioni e le proprie radici ma pochi, come quelli che fin dal XIX secolo hanno deciso di attraversare le Alpi e i Carpazi in cerca di fortuna, hanno dovuto lottare, soffrire e patire per mantenere la propria italianità.
Dopo essere stati presi nel mezzo della prima e seconda guerra mondiale, sono stati vessati per 40 lunghi anni sotto il regime comunista dove hanno subito ogni sorta di angherie. A distanza di 27 anni dal crollo del muro di Berlino e della riaquistata libertà, non si è ancora esaurita la fame arretrata di cultura italiana che traspare in tutti i loro discorsi.
Basti dire che durante la pausa pranzo uno dei presenti, a sorpresa, ha proposto un brindisi per solennizzare i 150 anni esatti (21 e 22 ottobre 1866) del plebiscito che sancì l’annessione del Friuli al Regno d’Italia».

Petrosani, con l’apertura delle miniere furono chiamati dall’estero anche friulani e veneti

Petrosani è una cittadina della Romania di 34.331 abitanti, ubicato nel distretto di Hunedoara nella regione storica della Transilvania. La citta venne fondata attorno al 1640. Per decenni rimase poco più di un villaggio con poche centinaia di abitanti. Un primo consistente sviluppo avvenne dopo il 1840 quando si iniziarono a sfruttare le miniere di carbone a cielo aperto. Dopo il 1865 con l’apertura delle miniere furono chiamati dall’estero molti lavoratori, un flusso particolare di immigranti arrivò dal Veneto e dal Friuli. Ancora oggi l’economia della citta si basa essenzialmente sull’attività mineraria anche se è molto ridotta rispetto a 20 anni fa. Nel 1989 la produzione di carbone era di 20 milioni tonnellate ma alla fine del 2015 si è ridotta a meno di un milione. Attualmente sono coinvolte nell’attività estrattiva 6.000 persone (circa il 15% di quanti erano 20 anni fa).
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