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La dinastia dei Pellegrini emigrata nel Mondo

Nel Sud e Nord America, Africa, Svizzera, Germania, Agro Pontino
Diversi sono tornati. Due sono affondati con la "Galilea"


38 barcoLa foto, scattata agli inizi del 1916, ritrae i sette fratelli Pellegrini di Barco, una famiglia insediata dai primi del ’600 nella località di Pravisdomini.
Tutti longevi: i maschi verranno a mancare all’età di 88, 93 e 94 anni, le donne dai 90 ai 101 anni.
A Barco più famiglie portano questo cognome (derivante dagli antichi pellegrini cristiani, per devozione o anche per professione) e il ramo più noto è quello dei "Pellegrini Capo", così denominato perché per alcune generazioni i maschi di famiglia furono tutti capicantiere dell’edilizia, in Italia e anche all’estero.
Il più noto fu Marco "Capo" (1883-1957), figlio di Bortolo che si distingue per la barba, combattente nella Grande Guerra come cannoniere puntatore, ma spesso scelto per dirigere i lavori di allestimento delle piazzole per i cannoni e fortificazioni. Uomo dal fisico atletico, si era specializzato nella costruzione di ciminiere. Iniziò ad Anchorage (Alaska), per proseguire a Buenos Aires e, in Italia, quelle della filanda Gini di Motta di Livenza, zuccherificio di Ceggia, ecc. per finire la carriera nell’elevare campanili a Latina e Sabaudia, dove il suo nome è oggi inciso sulle lapidi ricordo.

Emigrati
Tutti i sette fratelli erano coniugati e con prole. La maggioranza dei discendenti è emigrata nel Sud e Nord America, Africa, Svizzera, Germania, ecc. e nell’Agro Pontino. Diversi hanno fatto poi ritorno, altri si sono stabiliti in Lussemburgo, Australia, Paraguay, Argentina, Sud Africa, Canada, a Roma e Latina. Due finirono in fondo al mare nel tragico affondamento della motonave "Galilea" e due accolsero la chiamata del Signore e vestirono l’abito salesiano.

Gianni Strasiotto
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