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Arandora Star, tra gli internati c’erano i giovani cugini di Montereale Luigi e Rando Bertoia

"La Panarie" ha realizzato uno speciale sull’affondamento del piroscafo inglese salpato all’alba del 1° luglio 1940. A bordo anche terrazzieri e mosaicisti friulani


16 panarie1La scorsa settimana è stato presentato a Udine, nella sala della libreria Tarantola, il nuovo fascicolo n. 188 della rivista friulana di cultura La Panarie con uno speciale sull’affondamento, durante la Seconda guerra mondiale, del piroscafo inglese Arandora Star.Di seguito una sintesi dell’articolo di Jurij Cozianin.

È l’alba del 1° luglio 1940. Dal porto di Liverpool salpa una nave stracolma di internati e prigionieri, diretta in Canada. Il suo nome è Arandora Star. A bordo, oltre a 174 uomini d’equipaggio e 200 guardie armate, ci sono 712 italiani, 478 tedeschi ed austriaci, rinchiusi nella stiva, stipati nelle cabine, sui ponti e nella sala da ballo diventata dormitorio. I prigionieri in divisa sono solo 86 (tedeschi), gli altri sono civili maschi di età compresa tra i 16 ed i 70 anni, da tempo emigrati nel Regno Unito. Prelevati dalle loro case e dai luoghi di lavoro, strappati alle famiglie, sono stati temporaneamente trasferiti in caserme, ippodromi e campi di smistamento frettolosamente allestiti in vecchie fabbriche dismesse, infestate dai ratti ed in condizioni deplorevoli.

16 panarie2Tutti al guinzaglio
Il fulmineo rastrellamento decretato da Winston Churchill con il perentorio ordine "Collar the Lot!" - "Metteteli tutti al guinzaglio!", ha coinvolto in poche ore oltre 4 mila dei circa 20 mila italiani giunti in Gran Bretagna dalla metà dell’800, in cerca di una speranza di vita. La dichiarazione di guerra dell’Italia del 10 giugno, ha fatto precipitare il corso degli eventi, sconvolgendo l’esistenza di quelle che sarebbero diventate le prime vittime italiane della Seconda Guerra Mondiale. In un mattino assolato, l’Arandora Star naviga senza alcuna scorta verso il suo tragico destino, nelle fredde acque dell’Atlantico scandagliate dai temibili U-Boot tedeschi. A nord-ovest delle coste d’Irlanda uno di loro, l’U-47, è in agguato. Un solo siluro è sufficiente per scatenare l’inferno. Attorno alle 7 del 2 luglio, l’Arandora Star viene investita da una terribile esplosione. Messi fuori uso i generatori, la tragedia si compie al buio. Mentre la prigione galleggiante affonda rapidamente, nel panico e nel caos della disordinata corsa alle scialuppe, ai pochi canotti ed ai salvagente, centinaia di persone muoiono calpestate dalla calca, trafitte dai grovigli di filo spinato, risucchiate dai vortici, affogate, soffocate dall’olio combustibile.

16 monumentoA bordo terrazzieri e mosaicisti friulani
A bordo del transatlantico ci sono anche terrazzieri e mosaicisti friulani, da anni emigrati in Gran Bretagna, ricercati ed apprezzati interpreti del "genius loci" dei loro paesi d’origine, in particolare della pedemontana pordenonese. Tra loro ci sono due giovani cugini di Montereale Valcellina, Luigi e Rando Bertoia. All’alba dell’11 giugno la polizia li ha prelevati da casa sotto gli occhi dei loro cari atterriti, portandoli al commissariato di Strathbungo. Il 19enne Luigi scompare nella nave che s’inabissa in poco più di mezz’ora. Rando, che non sa neppure nuotare, si salva grazie agli amici friulani che riescono a caricarlo su una delle poche scialuppe calate, a bordo della quale assiste impotente al compiersi della tragedia. L’oceano inghiotte l’Arandora Star e centinaia di suoi passeggeri.

All’appello mancavano in 805
L’angoscioso "appello" che si tiene il giorno dopo nel porto scozzese di Greenock rivela le gigantesche dimensioni della tragedia. Le vittime risultano 805, di cui 446 italiane. Tra loro Luigi Bertoia e altri dieci friulani. Alla comunità di Londra appartenevano i cugini mosaicisti Ettore e Renato Cristofoli, esponenti di un’antica famiglia di Sequals, uno dei paesi da cui la loro arte è stata ampiamente esportata in Europa ed Oltreoceano. È scomparso anche il terzo cugino, Domenico, residente a Birmingham. Originario della stessa località resa celebre da Primo Carnera, era anche Antonio Bertin, come loro alle dipendenze della Diespeker&Co.Ltd., fondata da Luigi Odorico di Sequals, una delle maggiori aziende del settore. Da Cavasso Nuovo provenivano invece Riccardo Tramontin e Matteo Fossaluzza, quest’ultimo dalla frazione di Orgnese. Il suo corpo in decomposizione viene rinvenuto il 10 agosto sulla costa occidentale irlandese, nel villaggio di Easkey, dove egli venne sepolto e ne viene ogni anno onorata la memoria. Di Fanna erano Marco Maddalena, Giovanni Stellon e Antonio Santuz, mentre Giovanni Chiarcossi era originario di Sedegliano.

16 rivista57 giorni d’inferno
Da Greenock i feriti e gli ammalati vengono trasferiti al Mearnskirk Hospital di Newton Mearns. Dei 266 italiani superstiti, circa 200 vengono giudicati in grado di affrontare immediatamente un’ulteriore traversata, stavolta con destinazione l’Australia. Dopo una breve sosta al campo militare di Birkenhead, Rando Bertoia è tra coloro che vengono condotti ancora ai "docks" di Liverpool per essere imbarcati sulla "Dunera", altra nave adibita al trasporto degli internati. Salpa il 10 luglio, con oltre duemilacinquecento uomini a bordo, ben oltre la sua normale capienza. Per gli sventurati hanno inizio quelli che saranno ricordati come "i 57 giorni d’inferno", in condizioni logistiche ed igieniche disumane, alla mercè di guardie brutali, sadiche e senza pietà. Tutto è razionato, dall’acqua al cibo, dal sapone ai pochi minuti d’aria concessi sul ponte. A ciò si aggiungono lo scherno e le percosse, la costante minaccia delle baionette ed il furto di quanto i condannati possiedono.
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