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Maria Stellon da Fanna all’Inghilterra: ha insegnato cucito e sposato Francesco che fu internato

«Abitavamo nei Paiani, "tal curtîf dai Stelòns". Nel 1930 io e mia mamma siamo partite in treno per raggiungere papà, il viaggio è durato più di due giorni»



12 stellon112 stellon2Intervista a Maria Giuditta Stellon (Auntie Mary, dai Nòcjus) tratta dal libro "Fanna - Gli emigranti si raccontano" di Elide Filipetto.

Abitavamo nei Paiani, "ntal curtîf dai Stelòns". Il papà, figlio unico, dopo il servizio militare (è stato anche prigioniero di guerra) è andato per un periodo in Germania, poi è tornato a Fanna ed ha sposato Adele Zanetti, dei Boscarini. Ha poi deciso di emigrare in Inghilterra, prima da solo, poi siamo andate su anche noi due, con la mamma. Io e mia sorella gemella Elisabetta, Betty, che vive ancora lassù, avevamo cinque anni.
Dopo un anno, però, siamo tornate giù, perché i nonni paterni avevano bisogno di assistenza e dopo alcuni mesi è nata nostra sorella Nella.

Per l’Inghilterra
Nel 1930 mia mamma ha pensato che era molto brutto continuare a vivere così, noi a Fanna ed il papà in Inghilterra, per cui ha deciso di riunire la famiglia.
Siamo partite in treno ed il viaggio è durato più di due giorni. A Calais, prima d’imbarcarci verso l’Inghilterra, abbiamo dovuto fare…una grande visita, non solo medica. Tanti documenti, tante domande: "a volevin jessi sigûrs di dut…". Questa severità è andata avanti per tanti anni. In Inghilterra ho continuato ad andare a scuola fino a 14 anni, poi sono entrata nel mondo del lavoro, iniziando l’apprendistato di sarta in una scuola, che ho frequentato per quattro anni, prendendo anche una piccola paga.

Insegnante cucina a Summerset
In seguito ho lavorato in due sartorie e durante la Seconda Guerra sono andata a insegnare cucito in una scuola privata, lontana da Londra, a Summerset. Era una scuola frequentata da figli di gente molto ricca: i maschi fino a 6 anni, poi solo bambine e ragazze, fino ai 16 anni. Ricordo tanti bei lavori di patchwork: tanti pezzetti per completare un quadro grande. A volte servivano due-tre anni per finirlo. In quella scuola insegnavano danza (tanta!), tennis, cricket, equitazione… Quasi ogni studente aveva il proprio cavallo. Durante le vacanze tornavo a Londra. Anche dopo il matrimonio ho continuato a mantenere rapporti con la titolare e la segretaria di quella scuola; ero la loro sarta privata, a Bath.

12 stellon312 stellon4La famiglia
Mi sono sposata a 25 anni con Francesco Amat, il Checu dai Nòcjus, andando a vivere a Bournemouth. Voglio ricordare, però, che prima del matrimonio mio marito ha passato "momenti" davvero brutti. Nel luglio del 1940, assieme ad oltre 700 Italiani residenti in Gran Bretagna (alcuni erano Fannesi), Francesco è stato imbarcato sull’Arandora Star, destinazione Canada, ma la nave è stata silurata dai tedeschi ed è affondata. Sono morti quasi tutti, ma mio marito, dopo essere rimasto sei ore "in acqua", è stato tratto in salvo, assieme a qualche altro compaesano.

Internato a Man
Mio marito è stato internato per cinque anni nell’Isle of Man, assieme a Luigi Amat, Angelo Amat, Elio Tat, Antonio Cristofoli ed altri di Fanna. Io l’ho conosciuto dopo questo periodo, al Fogolâr Furlan di Londra, dov’ero andata con amici e con mio santolo Pietro D’Agnolo, suocero della Barbara. Mio marito, che era partito da Fanna a sette anni, ha sempre lavorato come terrazziere nell’Impresa Cristofoli & Sons. In tutti questi anni di vita all’estero ho fatto tanti viaggi, naturalmente, ed una volta, tornando su in Inghilterra, ho trovato nell’aereo anche tua figlia Sandra (figlia dell’intervistatrice ndr), che io non conoscevo.

Figli nelle nuvole
I nostri figli (Remo, Peter e Frankie) hanno avuto un’esperienza di lavoro molto particolare, quasi unica: tutti tre sono diventati stewards di volo, prima nella BOAC e poi nella British Airways. Il maggiore ha terminato lo scorso Gennaio, dopo 35 anni, e gli altri due sono ancora in servizio…su e giù per il mondo. Vedi quella foto? Era l’ultimo volo di Remo, in Sudafrica, ed ha potuto scegliersi il personale di bordo, com’è previsto in certe occasioni. C’erano anche i suoi fratelli. Ha avuto proprio un bellissimo send-off. Capitava, ogni tanto, che due di loro si trovassero sullo stesso volo ed una volta è accaduto un fatto divertente: a bordo c’era un bel gruppo di gente di Codroipo, che andava a far visita ai parenti in Venezuela. E’ stata una bella sorpresa sentir parlare (e parlare) friulano e penso che il viaggio sia stato molto piacevole per tutti, passeggeri e stewards. In un altro viaggio si son trovati ad essere quattro Amat, nell’equipaggio: loro tre e la cugina Nadia, figlia di Sante e della Nuti (simpri dai Nòcjus!).

Tragedia: annegarono 446 italiani

12 libro"... 446 italiani sono annegati. Tra i sopravvissuti, 200 sono stati fatti salire a bordo della nave Dunera per essere internati in Australia, e i rimanenti … sono stati prima ricoverati in ospedali sulla terraferma e poi internati nell’isola di Man...questo è il più tragico evento nella storia della Comunità Italiana in Gran Bretagna ..."
Estratto dal libro ITALIANS FORWARD - A Visual History of the Italian Community in Great Britain (Terri Colpi - 1991)
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