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    Trieste - ottobre 2015
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Lavoro, povertà ed emigrazione alla 24ª pedalata ciclo-culturale sui luoghi pasoliniani

«La stazione di Casarsa era piena di gioventù. L’accelerato comparve in fondo ai binari si videro le facce ridenti e vivide degli altri emigranti». Tra i ricordi la miniera in Belgio


34 pedalata«Ricordo il giorno in cui sono partiti. La stazione di Casarsa era piena di gioventù. L’accelerato comparve in fondo ai binari, con il suo pennacchio di fumo, si videro le facce ridenti e vivide degli altri emigranti, ragazzi di Cividale, di Gemona, di Palmanova, di Tarcento. La locomotiva sorda ai loro canti, ansava in direzione di Pordenone e sull’alta Italia, verso il Nord; ansava in direzione di un 1948 nero di antracite, su un 1949 rovesciato su una distesa fuliginosa di gru e di guglie, su un 1950 che l’esplosione di Charleroi copre di silenzio».
(Passi tratti dal libro P.P.Pasolini - Davide in Belgio - 1950).

Lavoro, povertà ed emigrazione
Tutta all’insegna di Pasolini la 24ª pedalata ciclo-culturale sui luoghi pasoliniani organizzata da Paolo Garofalo e dall’Associazione Primavera ’90 lo scorso 27 agosto con il patrocinio dei Comuni di Valvasone, di Casarsa della Delizia e l’adesione, fra gli altri, dell’Efasce di Pordenone.
In una giornata torrida di fine agosto con una temperatura ben oltre i 30 gradi un centinaio di ciclisti hanno percorso un itinerario ciclo-culturale tra Valvasone e Casarsa. Lungo il percorso erano state opportunamente previste diverse soste in luoghi di particolare interesse, fra cui la casa natale di Harry Bertoia a S. Lorenzo, utili per recuperare un po di energie ma anche per ascoltare i diversi relatori qualificati che li attendevano in loco.

34 pedalata2Gli anni trascorsi In Friuli
Gli anni della sua giovinezza trascorsi in Friuli e nella sua Casarsa sono sicuramente fra i più intensi della vita di P.P. Pasolini. Poeta, scrittore regista, sceneggiatore, giornalista "eclettico ed erudito uomo di tutte le stagioni culturali", Pasolini era un acuto osservatore dei costumi e delle tradizioni popolari, della vita contadina nelle sue varie espressioni e del fenomeno dell’emigrazione che in quegli anni imperversava in tutto il Friuli come una vera e propria piaga sociale.

Pasolini e l’amore per il treno
Pasolini fin da bambino viaggiò molto in treno seguendo con la famiglia suo padre, ufficiale di fanteria, nelle varie città dove veniva trasferito quasi tutti gli anni. Amava osservare i passeggeri, scrutava dai finestrini il paesaggio agreste da cui traeva ispirazione per le sue prime poesie giovanili. Nelle stazioni di sosta si divertiva a disegnare treni dalle forme più strane. D’altra parte in quegli anni a Casarsa transitavano treni di tutti i tipi trovandosi al centro di un importante snodo ferroviario, punto di incrocio delle linee ferroviarie Venezia- Udine e Portogruaro-Pinzano.
«E questo è stato uno dei motivi per cui proprio a Casarsa - come ha ricordato il presidente di Efasce Michele Bernardon - prese avvio nel 1907, su iniziativa di un gruppo di illuminati sacerdoti quali don Celso Costantini, don Paolo Martina, don Giuseppe Lozer e altri, la costituzione di un "Segretariato di Emigrazione" (precursore dell’odierna Efasce) per l’assistenza e protezione agli emigrati dai distretti della Destra Tagliamento di Pordenone, San Vito al Tagliamento, Spilimbergo, Maniago e Sacile».

34 pedalata3La vita in miniera in Belgio
«Le gallerie si stendono parallele una sopra l’altra, a circa 100-200 metri di distanza, e sono messe in comunicazione fra loro da tanti budelli scavati nella roccia e alti non più di 40 centimetri. Ci si passa solo strisciando. Noi si discendeva in una squadra a 1.000-2.000 metri di profondità, in una galleria e arrivati lì, ci infilavamo strisciando su per i budelli. Avevamo la lampada e tutto il materiale occorrente così che stando distesi ci si muoveva appena. Traforavamo la roccia che così sgretolata scorreva giù per il cunicolo lungo una specie di cunetta. Davanti alla testa, in alto, c’erano le scarpe del compagno, che si arrampicava ventre terra puntando contro la roccia, verso la galleria superiore. Sopra di noi due chilometri di terra». (Passi tratti dal libro P.P.Pasolini - Davide in Belgio - 1950)
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