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L’Unione Emigranti Sloveni del FVG ha celebrato il suo 50°



01 sloveni1L'Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia si è incontrata per celebrare il suo 50° anniversario e ricordare quello che è avvenuto nella città di Orbe. "In quegli anni in Svizzera lavoravano migliaia di nostri ragazzi e uomini. A casa non c’era lavoro e l’emigrazione era l’unica strada per una vita migliore. Non sempre era facile lavorare e vivere in Svizzera, ma in questa Svizzera democratica e multiculturale, la nostra gente si è resa conto che parlare la propria lingua, occuparsi della propria cultura, non è pericoloso, non è proibito, è invece un diritto di ogni persona e una ricchezza per tutta la comunità. Abbiamo il dovere morale di ringraziare questo Paese".
Il ricordo è subito andato a chi ha iniziato a lavorare per l’Unione e oggi non c’è più: Marko Petrigh, Elio Vogrig, Dino Del Medico, Silvio Feletig e Renzo Del Medico.

Finalità
La prima preoccupazione dell’Unione era riunire gli sloveni della provincia di Udine - valli del Natisone, del Torre e di Resia - che vivono all’estero e occuparsi della situazione sociale, economica, culturale e ricreativa nelle nostre comunità nel mondo. II secondo obiettivo era far conoscere le problematiche degli emigranti della Benecia e illustrare la critica situazione delle nostre valli e della comunità nazionale slovena in Italia. "Per far conoscere i problemi e l’Unione, fin dall’inizio hanno pubblicato la rivista "Emigrant" che scrivevano e inviavano proprio da qui, da Orbe, nelle ore notturne, dopo l’orario di lavoro". La terza idea era promuovere incontri fra gli emigrati e le organizzazioni slovene in Italia per collaborare a realizzare iniziative evitando che scomparissero la lingua slovena, le tradizioni slovene e la cultura slovena nella terra di origine e nel mondo.

01 sloveni2L’origine
In quegli anni pochi sapevano che in Friuli Venezia Giulia vive una comunità slovena e proprio a causa della sua presenza la Regione ha ottenuto uno statuto di autonomia speciale. Gli sloveni di Trieste e di Gorizia avevano un’ articolata vita culturale ed economica che gli era stata concessa dopo la seconda guerra mondiale. In provincia di Udine invece non c’era quasi niente. "Per lo Stato Italiano, da noi non c’erano sloveni e quelli che si ritenevano tali erano perseguitati e sottoposti alla politica nazionalistica locale. Questa situazione era inaccettabile, gli emigranti se n’erano resi conto. E’ per questo che hanno fondato l’Unione, per aiutare se stessi ma anche la terra di origine".

Nel Mondo
La necessità di una tutela anche per gli sloveni della provincia di Udine e di un loro sviluppo economico ha cominciato a circolare ed espandersi nei nostri paesi. Che l’Unione fosse utile e necessaria è dimostrato proprio dalla sua veloce espansione nei luoghi dove si trovavano, e si trovano, gli emigranti e i loro figli e nipoti. In Svizzera sono subito nati numerosi circoli, poi ancora in Belgio, in Argentina, in Canada, in Australia e in Brasile. Al giorno d’oggi l’Unione è in contatto con più di duemila famiglie, che è come dire quasi diecimila persone.
Oggi, purtroppo, oltre i tre quarti della nostra popolazione vive all’estero e i nostri paesi sono sempre più deserti. Se l’impegno degli emigranti (e di altri) ha portato al riconoscimento della comunità slovena della Benecia, dove c’è una scuola bilingue, a San Pietro al Natisone, ed anche numerose altre organizzazioni slovene, la situazione economica è rimasta purtroppo la stessa e l’emigrazione è ancora la realtà della nostra vita quotidiana. Al giorno d’oggi l’attività dell’Unione è soprattutto rivolta al mantenimento e al rafforzamento dell’identità slovena fra i figli e i discendenti dei nostri emigranti. Oggi nel mondo sono sempre di meno quelli che sono nati e sono cresciuti nella terra di origine, è però bello che i loro figli e nipoti conservano nel cuore le loro radici e sono orgogliosi di esse. In molti casi i dirigenti dei Circoli sono proprio i giovani e questo è quello che più ci da soddisfazione, perché a loro abbiamo dedicato impegno e attenzione, sia nella terra di origine che nei Paesi dove vivono. Centinaia di giovani hanno partecipato a corsi e seminari "nel vecchio mondo" e per loro abbiamo organizzato numerosi seminari nei Paesi di residenza. "Noi, e quelli che verranno dopo di noi, siamo chiamati a non dimenticare perché l’Unione è nata e cresciuta".
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