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55° anniversario della tragedia di Mattmark


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Come ogni anno Ilario Bagnariol, classe 1942 originario di Fiume Veneto (PN), presidente del Segretariato EFASCE di Ins/Lyss Svizzera ha partecipato sabato 29 agosto al 55° anniversario del disastro di Mattmark: una tragedia sul lavoro che colpì molti italiani di cui tre di origine friulana.
Quest’anno la commemorazione si è svolta in forma ridotta a causa del maltempo e la messa è stata celebrata da padre Costante Facoetti nella Cappella Zermeiggern Saas Almagell a circa 4km dalla diga. Alla cerimonia era presente anche Maria Testa infermiera, che all’epoca contribuì a prestare i primi soccorsi.
Nel 1965 nella località Svizzera di Mattmark centinaia di operai, soprattutto stranieri, erano impegnati a costruire la diga più grande d’Europa in terra battuta.
mattmark2In questo enorme cantiere una parte delle officine e degli alloggi dei lavoratori era posizionata sotto la lingua di un immenso ghiacciaio: l’Allalin.
Il 30 agosto, alle 17.15 l’Allalin si mise in moto e un blocco di circa due milioni di metri cubi di materiale si staccò e cominciò una letale discesa travolgendo tutto ciò che incontrava sulla propria strada, compresi uomini e donne. Le vittime furono ottantotto, di cui cinquantasei italiane.
Ilario era li che lavora con il suo bulldozer e vide passare a pochi metri l’enorme valanga assistendo impotente al seppellimento, sotto uno strato di decine di metri di ghiaccio, degli alloggiamenti sottostanti. Si adoperò immediatamente, assieme ad altri operai rimasti illesi, a prestare i primi soccorsi ma l’enorme massa di ghiaccio venne spostata solo dopo diversi giorni utilizzando appositi mezzi meccanici.
Nel ricordo indelebile di Ilario rimane il dolore per la scomparsa di tanti amici come i friulani Alessio Cecconi e Luciano Specogna di Toreano e Mario De Cella. "Nel cantiere” ricorda Ilario “eravamo come una grande famiglia. Eravamo tutti uniti, italiani, svizzeri, turchi e tante altre nazionalità, senza distinzioni… Porterò dentro di me tutto questo finché vivrò...”.